Autore: newsroom_editor

  • Jonathan ha 194 anni: la tartaruga più anziana del mondo potrebbe svelare alcuni segreti della longevità

    Jonathan ha 194 anni: la tartaruga più anziana del mondo potrebbe svelare alcuni segreti della longevità

    Ha attraversato quasi due secoli di storia ed è ancora vivo. Jonathan, una tartaruga gigante che vive sull’isola di Sant’Elena, nell’Atlantico meridionale, ha circa 194 anni ed è considerato il più anziano animale terrestre conosciuto con un’età documentata. Ora gli scienziati stanno studiando il suo DNA per capire come sia riuscito a vivere così a lungo.

    Jonathan arrivò a Sant’Elena nel 1882 quando era già completamente sviluppato. Da allora ha vissuto attraverso due guerre mondiali, enormi trasformazioni tecnologiche e profondi cambiamenti politici e sociali. Nonostante l’età avanzatissima e la perdita quasi completa della vista dovuta alla cataratta, mantiene ancora un forte appetito e reagisce alla voce delle persone che si prendono cura di lui.

    Un nuovo studio ha analizzato il suo genoma e il suo epigenoma, cioè l’insieme dei meccanismi chimici che regolano l’attivazione e lo spegnimento dei geni. I ricercatori hanno individuato caratteristiche particolari in processi associati alla riparazione del DNA, al funzionamento dei mitocondri, alla regolazione dell’insulina e alla protezione dei telomeri. Tutti questi elementi sono da tempo studiati anche nella ricerca sull’invecchiamento umano.

    Gli scienziati hanno inoltre trovato 287 varianti genetiche uniche in Jonathan, alcune delle quali collegate alla soppressione dei tumori e ai meccanismi di riparazione cellulare. In determinate regioni del suo DNA, i segnali dell’invecchiamento risultano sorprendentemente ridotti e più simili a quelli osservati in tartarughe molto più giovani.

    Questo non significa però che sia stato individuato un “gene dell’immortalità”. Lo studio riguarda un singolo esemplare e i ricercatori sottolineano che anche ambiente, alimentazione e cure ricevute nel corso della vita potrebbero aver contribuito alla sua eccezionale longevità.

    L’aspetto più interessante è che alcuni dei meccanismi osservati sembrano avere punti in comune con quelli riscontrati nelle persone eccezionalmente longeve. Una migliore efficienza dei mitocondri e una maggiore capacità delle cellule di riparare i danni potrebbero rappresentare elementi condivisi tra specie molto diverse.

    Jonathan è così diventato non soltanto un simbolo di Sant’Elena, ma anche un caso scientifico unico. Comprendere come il suo organismo sia riuscito a mantenere alcune funzioni cellulari per quasi due secoli potrebbe offrire nuovi indizi per studiare l’invecchiamento e le malattie associate all’età.

  • La corsa all’AI fa paura ai mercati: crescono i dubbi su costi, debiti e valutazioni record

    La corsa all’AI fa paura ai mercati: crescono i dubbi su costi, debiti e valutazioni record

    L’intelligenza artificiale continua a essere il tema dominante dei mercati globali, ma l’entusiasmo degli ultimi anni sta lasciando spazio a una domanda sempre più pressante: quanto è sostenibile economicamente questa corsa?

    Oggi gli investitori stanno guardando con maggiore attenzione ai costi necessari per costruire data center, acquistare chip avanzati e finanziare infrastrutture capaci di sostenere la crescita dell’AI. Secondo Morgan Stanley, il settore potrebbe aver bisogno di circa 1.500 miliardi di dollari di finanziamenti esterni entro il 2028, una cifra che sta aumentando la pressione su aziende e mercati del credito. 

    Le preoccupazioni sono aumentate dopo alcuni segnali arrivati negli ultimi giorni. Firmus Technologies, società australiana attiva nei data center e sostenuta da Nvidia e Blackstone, ha ritirato il proprio progetto di IPO dopo aver puntato a una valutazione di circa 31 miliardi di dollari. La decisione è stata letta dagli investitori come un segnale di crescente prudenza nei confronti delle valutazioni legate all’AI. 

    Anche negli Stati Uniti il tema resta centrale. Il mercato azionario americano si avvicina al quarto anniversario dell’attuale fase rialzista, sostenuta in larga parte proprio dagli investimenti in intelligenza artificiale. Dall’ottobre 2022 l’S&P 500 è salito di circa il 117%, ma la concentrazione del mercato è aumentata: le dieci maggiori società dell’indice rappresentano ormai circa il 40% del totale. 

    Il rischio principale non è necessariamente un crollo imminente, ma la possibilità che gli investimenti crescano più velocemente dei ricavi reali generati dall’AI. Le aziende stanno spendendo miliardi per chip, energia, server e data center, mentre i mercati iniziano a chiedere maggiore trasparenza sui ritorni economici di queste infrastrutture. 

    La prudenza sta aumentando anche in Asia. La Cina ha pubblicato oggi nuove linee guida per evitare investimenti speculativi eccessivi nei settori tecnologici emergenti, chiedendo maggiore controllo sui rischi legati all’intelligenza artificiale e mettendo in guardia contro una crescita troppo rapida e disordinata. 

    L’AI resta quindi uno dei motori principali dell’economia digitale globale, ma il dibattito sta cambiando. Dopo anni dominati dalla paura di “restare fuori” dal boom tecnologico, gli investitori iniziano a concentrarsi sempre di più su profitti, debito, sostenibilità finanziaria e capacità delle aziende di trasformare gli investimenti in risultati concreti.

  • Formula 1, Verstappen torna in pole a Sepang: Hamilton secondo e Antonelli parte terzo

    Formula 1, Verstappen torna in pole a Sepang: Hamilton secondo e Antonelli parte terzo

    Max Verstappen torna davanti a tutti nelle qualifiche di Formula 1. Il pilota Red Bull ha conquistato oggi la pole position del Bahrain Grand Prix, disputato eccezionalmente sul circuito di Sepang, in Malesia, fermando il cronometro sull’1:35.130. È la sua prima pole position della stagione 2026. 

    Alle sue spalle si è piazzato Lewis Hamilton con la Ferrari. Il britannico ha trovato un ottimo giro nel finale e partirà dalla prima fila, confermando i progressi della monoposto italiana dopo un weekend inizialmente complicato. 

    Grande attenzione anche per Andrea Kimi Antonelli. Il pilota italiano della Mercedes aveva già impressionato nelle terze prove libere, chiudendo davanti a Verstappen con il miglior tempo di 1:36.302. In qualifica ha ottenuto un risultato che gli permetterà di partire dalla terza posizione in griglia. 

    Isack Hadjar aveva realizzato il terzo tempo con la seconda Red Bull, ma una penalità di cinque posizioni in griglia per la sostituzione di componenti della power unit lo farà scivolare più indietro, favorendo Antonelli e Charles Leclerc. 

    Leclerc scatterà quindi alle spalle dell’italiano, mentre le McLaren di Lando Norris e Oscar Piastri occuperanno la terza fila. George Russell, invece, ha vissuto una qualifica più difficile con la Mercedes, non riuscendo a replicare il passo mostrato dal compagno di squadra. 

    Il ritorno della Formula 1 a Sepang rappresenta inoltre uno degli elementi più particolari del weekend. Il circuito malese non ospitava una gara del Mondiale dal 2017; quest’anno accoglie il Bahrain Grand Prix a seguito dello spostamento dell’evento originariamente previsto in Medio Oriente. 

    Caldo, umidità e forte degrado degli pneumatici potrebbero rendere la gara particolarmente strategica. Verstappen proverà a trasformare la prima pole dell’anno nella sua prima vittoria stagionale, mentre Hamilton, Antonelli e Leclerc partiranno immediatamente alle sue spalle.

    La sfida sarà importante anche in chiave mondiale: Antonelli arriva a questo appuntamento da leader della classifica e avrà un’altra occasione per consolidare la propria posizione nelle ultime gare della stagione. 

  • Dubai accelera sul turismo: 869 mila visitatori in agosto e quasi 7 milioni dall’inizio dell’anno

    Dubai accelera sul turismo: 869 mila visitatori in agosto e quasi 7 milioni dall’inizio dell’anno

    Dubai entra nell’ultima parte del 2026 con segnali di forte ripresa del turismo internazionale. Secondo i dati del Dubai Department of Economy and Tourism, ad agosto l’emirato ha accolto circa 869.000 visitatori internazionali pernottanti, il miglior dato mensile da febbraio. 

    Il risultato porta il totale dei visitatori internazionali nei primi otto mesi dell’anno a circa 6,97 milioni. La crescita è stata accompagnata da un miglioramento progressivo dell’occupazione alberghiera, salita al 66% in agosto, rispetto al 36% registrato a marzo. 

    Anche il comparto hospitality continua a mostrare dimensioni importanti. Alla fine di agosto Dubai disponeva di circa 149.000 camere d’hotel, mentre nei primi otto mesi del 2026 sono state registrate 21,61 milioni di notti occupate. 

    La composizione dei flussi turistici resta molto diversificata. L’Europa occidentale rappresenta il principale mercato di provenienza, con il 20% dei visitatori, seguita dall’Asia meridionale con il 17%, dai Paesi del Golfo con il 16% e dall’area CIS ed Europa orientale con il 14%. 

    La ripresa arriva in un momento strategico per la città. Con l’avvio della stagione più fresca, tornano infatti molte delle principali attrazioni outdoor e aumentano gli eventi destinati a residenti e turisti. Global Village, ad esempio, riaprirà il 14 ottobre per la sua 31ª stagione. 

    Il dato di agosto rafforza quindi il ruolo di Dubai come destinazione internazionale capace di attrarre contemporaneamente turismo leisure, business travel e grandi eventi. Per il settore alberghiero e commerciale, l’ultima parte dell’anno sarà un test importante per capire se il ritmo di crescita potrà consolidarsi ulteriormente.

  • Dubai entra nel mese più intenso dell’anno: 18 grandi eventi tra AI, real estate, aviazione e sostenibilità

    Dubai entra nel mese più intenso dell’anno: 18 grandi eventi tra AI, real estate, aviazione e sostenibilità

    Dubai apre ottobre con uno dei calendari di eventi più intensi del 2026. Il Dubai World Trade Centre e il Dubai Exhibition Centre di Expo City ospiteranno complessivamente 18 grandi manifestazioni internazionali dedicate a tecnologia, intelligenza artificiale, aviazione, real estate, energia, sostenibilità, media, formazione e consumer business. 

    Il programma conferma il ruolo crescente di Dubai come hub globale per fiere, congressi e incontri B2B. Tra i primi appuntamenti di ottobre ci sono CABSAT e SATExpo, in calendario dal 5 al 7 ottobre al Dubai Exhibition Centre, con focus su broadcast, media, comunicazioni satellitari e tecnologie spaziali. 

    Dal 6 all’8 ottobre torna invece Beautyworld Dubai, che celebra la sua 30ª edizione. L’evento riunirà oltre 1.900 espositori e più di 70.000 professionisti del settore beauty, confermandosi uno dei principali appuntamenti internazionali della regione per cosmetica, profumeria, haircare e nuovi brand. 

    Il 12 ottobre sarà poi la volta dell’Airport Show e del Global Airport Leaders’ Forum, mentre il 13 e 14 ottobre arriverà RISE, il summit globale dedicato agli investimenti immobiliari. Quest’ultimo riunirà investitori, sviluppatori, istituzioni finanziarie e operatori tecnologici per discutere il futuro del real estate, delle infrastrutture e delle smart city. 

    Grande spazio anche all’intelligenza artificiale. Il 14 ottobre il Dubai Exhibition Centre ospiterà Agentforce World Tour, mentre il 26 e 27 ottobre il Dubai World Trade Centre accoglierà il Dubai AI Festival, con aziende, governi e leader internazionali chiamati a confrontarsi sul futuro dell’AI e sulle sue applicazioni nel business. 

    Nella seconda metà del mese il calendario si sposterà sempre più verso sostenibilità e innovazione. WETEX, in programma dal 20 al 22 ottobre, sarà affiancato dal World Green Economy Summit il 21 e 22 ottobre. L’edizione precedente di WETEX aveva attirato oltre 50.000 visitatori da 65 Paesi e più di 3.100 espositori. 

    Il mese si chiuderà con altri appuntamenti di rilievo, tra cui Najah Expo, ArabLab+, Growtech Middle East e Jewellery, Gem & Technology Dubai. Il calendario conferma come Dubai continui a utilizzare grandi eventi internazionali non solo come strumento di promozione, ma anche come motore per turismo business, investimenti, innovazione e sviluppo economico. 

    R.

  • Caro carburanti, svolta Eni: tetto a benzina e diesel in tutta Italia.

    Caro carburanti, svolta Eni: tetto a benzina e diesel in tutta Italia.

    Eni interviene sull’impennata dei prezzi alla pompa e introduce un limite massimo nella rete Enilive: benzina non oltre 1,99 euro al litro e gasolio a un massimo di 2,19 euro. Il provvedimento scatterà il 28 settembre e durerà inizialmente 30 giorni, con la possibilità di essere prorogato fino alla fine dell’anno.

    ROMA – Una delle spese che negli ultimi mesi sta pesando maggiormente sui bilanci di famiglie e imprese italiane torna al centro dell’attenzione.

    Eni ha annunciato l’introduzione di un tetto massimo al prezzo di benzina e gasolio venduti nella propria rete Enilive.

    Dal prossimo 28 settembre, il prezzo della benzina non potrà superare 1,99 euro al litro, mentre quello del gasolio sarà limitato a 2,19 euro al litro.

    Secondo quanto comunicato dalla società, i nuovi valori rappresentano una riduzione di circa 17 centesimi al litro rispetto ai livelli medi attuali.

    La misura sarà applicata inizialmente per 30 giorni e potrà essere prolungata fino alla fine del 2026, sulla base dell’andamento del mercato internazionale e della disponibilità di prodotti raffinati. (RaiNews⁠)

    Il tetto vale anche in autostrada

    L’intervento riguarda la rete Enilive presente su tutto il territorio nazionale.

    Secondo RaiNews, il limite sarà applicato anche ai punti vendita situati lungo la rete autostradale, un dettaglio particolarmente significativo considerando che proprio nelle aree di servizio autostradali i prezzi dei carburanti sono spesso superiori alla media nazionale. (RaiNews⁠)

    In Italia la rete comprende oltre 4.000 stazioni di servizio Eni-Enilive, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera. (Corriere della Sera⁠)

    La decisione potrebbe quindi avere un impatto immediatamente visibile su una quota importante del mercato italiano dei carburanti.

    Perché benzina e diesel stanno aumentando

    Alla base dell’iniziativa c’è il forte incremento dei prezzi dei prodotti raffinati.

    Eni collega l’attuale situazione alla riduzione dell’offerta internazionale, alle crisi geopolitiche e alla diminuzione della capacità di raffinazione europea.

    Secondo la società, negli ultimi quindici anni in Europa avrebbero cessato l’attività quasi trenta raffinerie, riducendo la capacità del continente di reagire rapidamente agli shock sul mercato energetico. (Borsa Italiana⁠)

    Quando l’offerta si riduce mentre la domanda rimane elevata, l’effetto può trasferirsi rapidamente sui prezzi alla pompa.

    Ed è proprio questo fenomeno che automobilisti e aziende stanno osservando in queste settimane.

    Cambiano anche le accise sul diesel

    L’annuncio arriva inoltre in un momento particolarmente delicato.

    Dal 26 settembre si riduce lo sconto sulle accise applicato al gasolio.

    Secondo RaiNews, l’agevolazione passa da 12,2 centesimi al litro, IVA inclusa, a 6,1 centesimi fino al 5 ottobre. (RaiNews⁠)

    Senza altri interventi, la riduzione dello sconto fiscale potrebbe tradursi in un ulteriore aumento del prezzo finale del diesel.

    Il price cap annunciato da Eni punta quindi anche ad assorbire parte di questa pressione.

    Quanto si può risparmiare su un pieno

    L’effetto per gli automobilisti può diventare significativo soprattutto considerando più rifornimenti.

    Secondo i calcoli del Codacons riportati da RaiNews, fino al 5 ottobre il risparmio potrebbe arrivare a circa 11,20 euro per un pieno di benzina e a circa 10,40 euro per un pieno di gasolio, rispetto ai livelli di prezzo precedenti. (RaiNews⁠)

    Su un singolo rifornimento la differenza può sembrare limitata.

    Ma per chi utilizza l’automobile quotidianamente, per le famiglie con più veicoli e soprattutto per imprese di trasporto, artigiani e attività che percorrono migliaia di chilometri ogni mese, anche pochi centesimi al litro possono tradursi in costi rilevanti.

    Ora gli occhi sono sulle altre compagnie

    La decisione di Eni apre inevitabilmente una seconda questione: cosa faranno gli altri operatori?

    Il Codacons ha accolto positivamente l’iniziativa auspicando che altri gruppi petroliferi introducano misure simili.

    Anche Assoutenti ha sottolineato che il tetto potrebbe innescare una maggiore concorrenza tra le compagnie. (RaiNews⁠)

    Se altri grandi operatori decidessero di seguire Eni, il price cap potrebbe quindi produrre conseguenze che vanno oltre la sola rete Enilive.

    La competizione sul prezzo potrebbe infatti spingere verso il basso anche le tariffe dei distributori concorrenti.

    Una questione che riguarda tutta l’economia

    Il caro carburanti non riguarda soltanto chi guida.

    Una parte significativa delle merci vendute in Italia viene trasportata su strada. Quando aumenta il diesel, aumentano i costi sostenuti da trasportatori e imprese e una parte di questi rincari può trasferirsi sul prezzo finale dei prodotti.

    Alimentari, logistica, consegne, turismo e servizi sono tutti settori direttamente o indirettamente esposti all’andamento dei carburanti.

    Per questo la decisione di fissare un tetto nella più grande rete italiana potrebbe diventare uno dei primi test concreti sulla possibilità di contenere gli effetti della nuova fase di rincari energetici.

    Da lunedì 28 settembre gli automobilisti potranno verificarlo direttamente alla pompa.

    Benzina sotto la soglia dei due euro e gasolio non oltre 2,19 euro: adesso la domanda è se la mossa di Eni resterà isolata o se darà il via a una vera corsa al ribasso tra le compagnie petrolifere.

  • Fideuram, truffa da 36 milioni con WhatsApp e intelligenza artificiale: così è stato ingannato l’ex presidente

    Fideuram, truffa da 36 milioni con WhatsApp e intelligenza artificiale: così è stato ingannato l’ex presidente

    Un falso messaggio attribuito all’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo e una telefonata con una voce riprodotta attraverso l’intelligenza artificiale avrebbero convinto l’allora presidente di Fideuram a disporre trasferimenti milionari verso l’estero. Una parte consistente delle somme è stata recuperata, mentre almeno 36 milioni di euro risultano ancora da rintracciare.

    MILANO – Una truffa internazionale costruita sfruttando WhatsApp, tecniche di impersonificazione digitale e strumenti di intelligenza artificiale avrebbe portato al trasferimento di circa 95 milioni di euro dalle casse di Fideuram.

    La vicenda, avvenuta nel febbraio 2026 e resa pubblica oggi, 25 settembre, vede come vittima Paolo Molesini, all’epoca presidente di Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking.

    Secondo le ricostruzioni pubblicate dal Corriere della Sera e riprese da ANSA e da altre testate nazionali, tutto sarebbe iniziato con un messaggio WhatsApp apparentemente proveniente da Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, gruppo che controlla Fideuram. (ANSA.it⁠)

    Il falso messaggio e l’urgenza dell’operazione

    Nel messaggio sarebbe stata prospettata la necessità di utilizzare con urgenza la tesoreria di Fideuram per realizzare una serie di trasferimenti collegati a una presunta operazione finanziaria internazionale.

    La richiesta appariva provenire direttamente dal vertice della capogruppo e sarebbe stata presentata come un’operazione riservata e da completare rapidamente.

    Ma il messaggio rappresentava soltanto il primo livello di un piano molto più sofisticato.

    Poco dopo Molesini avrebbe infatti ricevuto anche una telefonata apparentemente riconducibile a Paolo Nastasi, managing partner italiano dello studio legale internazionale A&O Shearman, professionista personalmente conosciuto dal manager.

    Nastasi era completamente estraneo alla vicenda.

    Secondo quanto emerso, i truffatori sarebbero riusciti a riprodurne artificialmente la voce attraverso strumenti di intelligenza artificiale, aumentando in questo modo la credibilità dell’operazione. (ANSA.it⁠)

    Bonifici verso Cina e Hong Kong

    Alla telefonata sarebbero seguite ulteriori comunicazioni e indicazioni relative ai conti sui quali trasferire il denaro.

    I bonifici sono quindi partiti principalmente verso conti situati in Cina e Hong Kong.

    Complessivamente sarebbero usciti circa 95 milioni di euro.

    Il sistema di controllo dell’istituto avrebbe però rilevato rapidamente anomalie nell’operazione, facendo scattare l’allarme e attivando i meccanismi di collaborazione bancaria internazionale e l’intervento della Procura di Milano. (la Repubblica⁠)

    Recuperati circa 59 milioni

    L’intervento successivo ha consentito di recuperare una parte molto consistente delle somme trasferite.

    Secondo le ricostruzioni disponibili, dei circa 95 milioni inizialmente usciti, circa 59 milioni sarebbero stati recuperati, mentre almeno 36 milioni di euro risultano ancora mancanti. (la Repubblica⁠)

    Le somme non recuperate sarebbero state convertite in criptovalute, rendendo notevolmente più complessa l’attività di tracciamento.

    Gli investigatori stanno ora cercando di seguirne i movimenti attraverso accertamenti e rogatorie internazionali, prima che le criptovalute possano essere ulteriormente trasferite o convertite. (ANSA.it⁠)

    Quando l’intelligenza artificiale diventa uno strumento criminale

    Il caso Fideuram evidenzia un cambiamento importante nelle modalità con cui possono essere realizzate le frodi finanziarie.

    Il phishing tradizionale, basato su email o messaggi facilmente riconoscibili, sta lasciando spazio a tecniche di social engineering molto più sofisticate, nelle quali differenti strumenti vengono utilizzati contemporaneamente.

    In questo caso, secondo le ricostruzioni disponibili, i criminali avrebbero combinato un’identità WhatsApp apparentemente credibile, informazioni precise sui rapporti professionali della vittima, comunicazioni coerenti tra loro e una voce artificialmente riprodotta.

    Il risultato è un meccanismo nel quale non viene imitato soltanto un indirizzo email o un numero telefonico, ma viene ricostruita digitalmente l’identità di una persona reale.

    Ed è proprio questo elemento a rendere il caso particolarmente significativo: nell’era dell’intelligenza artificiale, riconoscere una voce o vedere comparire sullo smartphone il nome di una persona conosciuta non rappresenta più, da solo, una garanzia di autenticità.

    L’indagine dovrà ora ricostruire la rete internazionale utilizzata per spostare il denaro e tentare di recuperare i 36 milioni di euro che, al momento, risultano ancora da rintracciare.

  • Robot di servizio, boom dell’adozione: l’AI li porta negli ospedali, hotel e aeroporti

    Robot di servizio, boom dell’adozione: l’AI li porta negli ospedali, hotel e aeroporti

    La robotica di servizio sta entrando in una nuova fase. Secondo un nuovo position paper pubblicato oggi dall’International Federation of Robotics, i robot professionali stanno passando da applicazioni di nicchia a un utilizzo sempre più concreto in ospedali, hotel, aeroporti, strutture pubbliche, logistica, agricoltura, pulizia e sicurezza. 

    A spingere questa crescita sono soprattutto la carenza di personale, l’invecchiamento della popolazione e l’aumento della domanda di servizi. In molti settori, le aziende stanno introducendo sistemi robotici per svolgere attività ripetitive, faticose, pericolose o che richiedono molto tempo, lasciando ai lavoratori i compiti che necessitano di giudizio, creatività e interazione umana. 

    L’intelligenza artificiale sta accelerando ulteriormente questa trasformazione. I progressi nella computer vision, nella navigazione autonoma, nell’elaborazione del linguaggio naturale e nella fusione dei dati provenienti dai sensori stanno rendendo i robot più adattabili e più semplici da utilizzare anche in ambienti complessi e condivisi con le persone. 

    Il mercato non sarà però dominato da un solo tipo di macchina. L’IFR evidenzia come robot mobili, sistemi fissi, droni, robot con gambe e piattaforme umanoidi abbiano caratteristiche diverse e siano destinati a convivere, ciascuno con applicazioni specifiche. La competitività dipenderà soprattutto dalla capacità di risolvere problemi reali in modo sicuro, affidabile ed economicamente sostenibile. 

    La crescita del settore sta inoltre aumentando l’attenzione verso sicurezza informatica, privacy e responsabilità nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Più i robot diventano autonomi e presenti negli spazi frequentati dal pubblico, maggiore diventa la necessità di sistemi affidabili e di regole chiare per l’interazione uomo-macchina. 

    I numeri mostrano già la dimensione del fenomeno. Nel 2024 le vendite mondiali di robot professionali di servizio sono cresciute del 9%, mentre quelle dei robot medicali sono aumentate del 91%. Nello stesso anno sono stati venduti più di 199.000 robot professionali e quasi 16.700 sistemi robotici medicali. 

    La nuova ondata di robotica potrebbe quindi diventare uno dei principali effetti concreti della diffusione dell’intelligenza artificiale: non più soltanto software e chatbot, ma sistemi fisici capaci di muoversi, percepire l’ambiente e collaborare con le persone.

  • Apple porta l’AI sui nuovi Mac: sfida a Microsoft e Nvidia con l’elaborazione in locale

    Apple porta l’AI sui nuovi Mac: sfida a Microsoft e Nvidia con l’elaborazione in locale

    Apple accelera sull’intelligenza artificiale e punta direttamente al mercato professionale con i nuovi Mac mini e Mac Studio, progettati per eseguire carichi AI complessi direttamente sul dispositivo, riducendo la dipendenza dai costosi servizi cloud. 

    I nuovi Mac mini con chip M6 e M5 Pro e Mac Studio con M5 Max e M5 Ultra sono disponibili da questa settimana. Apple presenta questi sistemi come vere piattaforme per l’AI on-device, pensate per sviluppatori, aziende, creator e team che lavorano con modelli di intelligenza artificiale avanzati. 

    Secondo Apple, il Mac mini con M6 offre prestazioni AI fino a quattro volte superiori rispetto alla generazione precedente, mentre il Mac Studio con M5 Ultra può supportare fino a 512 GB di memoria unificata. Una configurazione particolarmente interessante per chi deve eseguire grandi modelli linguistici, attività di coding assistito e flussi di lavoro AI senza trasferire continuamente dati verso infrastrutture esterne. 

    La strategia punta anche su un argomento economico: per alcune aziende, acquistare hardware potente potrebbe risultare più conveniente nel lungo periodo rispetto al pagamento continuo di servizi cloud basati sul consumo di token. Reuters segnala che Apple sta cercando proprio di presentare i nuovi Mac come un’alternativa ai costi dei data center, entrando in competizione più diretta con Microsoft e Nvidia. 

    La sfida resta comunque complessa. Apple detiene ancora una quota limitata del mercato desktop aziendale rispetto all’ecosistema Windows, mentre Nvidia mantiene una posizione dominante nelle infrastrutture AI e nei data center. L’obiettivo di Cupertino è sfruttare l’efficienza energetica dei propri chip e l’architettura a memoria unificata per conquistare una fetta maggiore del mercato professionale. 

    Il lancio arriva inoltre pochi giorni dopo la nuova generazione di Apple Intelligence, ora integrata più profondamente nei dispositivi Apple e nei relativi sistemi operativi. La direzione è chiara: Apple vuole trasformare Mac, iPhone e iPad in piattaforme capaci di gestire sempre più funzioni AI direttamente in locale, mantenendo una maggiore integrazione tra hardware, software e privacy. 

    La crescente diffusione dell’AI on-device potrebbe diventare uno dei prossimi grandi fronti competitivi del settore tecnologico, con Apple, Microsoft, Nvidia e altri produttori impegnati a ridurre costi, latenza e dipendenza dal cloud.

  • Mondiali di ciclismo 2026: Evenepoel fa poker nella cronometro, Ganna conquista l’argento a Montréal

    Mondiali di ciclismo 2026: Evenepoel fa poker nella cronometro, Ganna conquista l’argento a Montréal

    Remco Evenepoel continua a scrivere la storia della cronometro mondiale. Il belga ha conquistato a Montréal il quarto titolo iridato consecutivo nella prova individuale contro il tempo, imponendosi davanti all’italiano Filippo Ganna e al francese Paul Seixas. 

    La prova Elite maschile si è disputata su un tracciato di 39,2 chilometri, tecnico nella parte iniziale e finale e molto più veloce nella sezione centrale. Evenepoel ha fatto segnare il miglior tempo a ogni rilevamento intermedio, chiudendo in 44 minuti e 53 secondi, a una media superiore ai 52 km/h. 

    Per Evenepoel si tratta del quarto mondiale consecutivo a cronometro dopo i successi del 2023, 2024 e 2025. Nessun corridore prima di lui era riuscito a vincere quattro titoli iridati Elite consecutivi nella specialità. 

    Filippo Ganna ha conquistato la medaglia d’argento, chiudendo a 57 secondi dal vincitore. L’azzurro, già campione del mondo nel 2020 e nel 2021, conferma ancora una volta il proprio livello internazionale nella disciplina e porta l’Italia sul podio iridato. 

    Terzo posto per il giovanissimo francese Paul Seixas, classe 2006, autore di una prova di grande livello al debutto tra gli Elite nella cronometro mondiale. Ha terminato a 1 minuto e 13 secondi da Evenepoel, confermandosi uno dei talenti più interessanti del ciclismo internazionale. 

    I Mondiali di Montréal proseguiranno fino al 27 settembre con tredici titoli in palio tra categorie Junior, Under 23 ed Elite. Grande attesa soprattutto per la prova in linea maschile, che si svolgerà su un percorso molto selettivo attorno al Mont-Royal e che potrebbe nuovamente mettere di fronte alcuni dei migliori corridori del mondo.