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  • Dubai accelera sul turismo: 869 mila visitatori in agosto e quasi 7 milioni dall’inizio dell’anno

    Dubai accelera sul turismo: 869 mila visitatori in agosto e quasi 7 milioni dall’inizio dell’anno

    Dubai entra nell’ultima parte del 2026 con segnali di forte ripresa del turismo internazionale. Secondo i dati del Dubai Department of Economy and Tourism, ad agosto l’emirato ha accolto circa 869.000 visitatori internazionali pernottanti, il miglior dato mensile da febbraio. 

    Il risultato porta il totale dei visitatori internazionali nei primi otto mesi dell’anno a circa 6,97 milioni. La crescita è stata accompagnata da un miglioramento progressivo dell’occupazione alberghiera, salita al 66% in agosto, rispetto al 36% registrato a marzo. 

    Anche il comparto hospitality continua a mostrare dimensioni importanti. Alla fine di agosto Dubai disponeva di circa 149.000 camere d’hotel, mentre nei primi otto mesi del 2026 sono state registrate 21,61 milioni di notti occupate. 

    La composizione dei flussi turistici resta molto diversificata. L’Europa occidentale rappresenta il principale mercato di provenienza, con il 20% dei visitatori, seguita dall’Asia meridionale con il 17%, dai Paesi del Golfo con il 16% e dall’area CIS ed Europa orientale con il 14%. 

    La ripresa arriva in un momento strategico per la città. Con l’avvio della stagione più fresca, tornano infatti molte delle principali attrazioni outdoor e aumentano gli eventi destinati a residenti e turisti. Global Village, ad esempio, riaprirà il 14 ottobre per la sua 31ª stagione. 

    Il dato di agosto rafforza quindi il ruolo di Dubai come destinazione internazionale capace di attrarre contemporaneamente turismo leisure, business travel e grandi eventi. Per il settore alberghiero e commerciale, l’ultima parte dell’anno sarà un test importante per capire se il ritmo di crescita potrà consolidarsi ulteriormente.

  • Fideuram, truffa da 36 milioni con WhatsApp e intelligenza artificiale: così è stato ingannato l’ex presidente

    Fideuram, truffa da 36 milioni con WhatsApp e intelligenza artificiale: così è stato ingannato l’ex presidente

    Un falso messaggio attribuito all’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo e una telefonata con una voce riprodotta attraverso l’intelligenza artificiale avrebbero convinto l’allora presidente di Fideuram a disporre trasferimenti milionari verso l’estero. Una parte consistente delle somme è stata recuperata, mentre almeno 36 milioni di euro risultano ancora da rintracciare.

    MILANO – Una truffa internazionale costruita sfruttando WhatsApp, tecniche di impersonificazione digitale e strumenti di intelligenza artificiale avrebbe portato al trasferimento di circa 95 milioni di euro dalle casse di Fideuram.

    La vicenda, avvenuta nel febbraio 2026 e resa pubblica oggi, 25 settembre, vede come vittima Paolo Molesini, all’epoca presidente di Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking.

    Secondo le ricostruzioni pubblicate dal Corriere della Sera e riprese da ANSA e da altre testate nazionali, tutto sarebbe iniziato con un messaggio WhatsApp apparentemente proveniente da Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, gruppo che controlla Fideuram. (ANSA.it⁠)

    Il falso messaggio e l’urgenza dell’operazione

    Nel messaggio sarebbe stata prospettata la necessità di utilizzare con urgenza la tesoreria di Fideuram per realizzare una serie di trasferimenti collegati a una presunta operazione finanziaria internazionale.

    La richiesta appariva provenire direttamente dal vertice della capogruppo e sarebbe stata presentata come un’operazione riservata e da completare rapidamente.

    Ma il messaggio rappresentava soltanto il primo livello di un piano molto più sofisticato.

    Poco dopo Molesini avrebbe infatti ricevuto anche una telefonata apparentemente riconducibile a Paolo Nastasi, managing partner italiano dello studio legale internazionale A&O Shearman, professionista personalmente conosciuto dal manager.

    Nastasi era completamente estraneo alla vicenda.

    Secondo quanto emerso, i truffatori sarebbero riusciti a riprodurne artificialmente la voce attraverso strumenti di intelligenza artificiale, aumentando in questo modo la credibilità dell’operazione. (ANSA.it⁠)

    Bonifici verso Cina e Hong Kong

    Alla telefonata sarebbero seguite ulteriori comunicazioni e indicazioni relative ai conti sui quali trasferire il denaro.

    I bonifici sono quindi partiti principalmente verso conti situati in Cina e Hong Kong.

    Complessivamente sarebbero usciti circa 95 milioni di euro.

    Il sistema di controllo dell’istituto avrebbe però rilevato rapidamente anomalie nell’operazione, facendo scattare l’allarme e attivando i meccanismi di collaborazione bancaria internazionale e l’intervento della Procura di Milano. (la Repubblica⁠)

    Recuperati circa 59 milioni

    L’intervento successivo ha consentito di recuperare una parte molto consistente delle somme trasferite.

    Secondo le ricostruzioni disponibili, dei circa 95 milioni inizialmente usciti, circa 59 milioni sarebbero stati recuperati, mentre almeno 36 milioni di euro risultano ancora mancanti. (la Repubblica⁠)

    Le somme non recuperate sarebbero state convertite in criptovalute, rendendo notevolmente più complessa l’attività di tracciamento.

    Gli investigatori stanno ora cercando di seguirne i movimenti attraverso accertamenti e rogatorie internazionali, prima che le criptovalute possano essere ulteriormente trasferite o convertite. (ANSA.it⁠)

    Quando l’intelligenza artificiale diventa uno strumento criminale

    Il caso Fideuram evidenzia un cambiamento importante nelle modalità con cui possono essere realizzate le frodi finanziarie.

    Il phishing tradizionale, basato su email o messaggi facilmente riconoscibili, sta lasciando spazio a tecniche di social engineering molto più sofisticate, nelle quali differenti strumenti vengono utilizzati contemporaneamente.

    In questo caso, secondo le ricostruzioni disponibili, i criminali avrebbero combinato un’identità WhatsApp apparentemente credibile, informazioni precise sui rapporti professionali della vittima, comunicazioni coerenti tra loro e una voce artificialmente riprodotta.

    Il risultato è un meccanismo nel quale non viene imitato soltanto un indirizzo email o un numero telefonico, ma viene ricostruita digitalmente l’identità di una persona reale.

    Ed è proprio questo elemento a rendere il caso particolarmente significativo: nell’era dell’intelligenza artificiale, riconoscere una voce o vedere comparire sullo smartphone il nome di una persona conosciuta non rappresenta più, da solo, una garanzia di autenticità.

    L’indagine dovrà ora ricostruire la rete internazionale utilizzata per spostare il denaro e tentare di recuperare i 36 milioni di euro che, al momento, risultano ancora da rintracciare.

  • AI e data center, l’Europa prepara nuove regole su energia e consumo d’acqua

    AI e data center, l’Europa prepara nuove regole su energia e consumo d’acqua

    Bruxelles punta a rendere più trasparente l’impatto ambientale delle infrastrutture digitali mentre la corsa all’intelligenza artificiale accelera la domanda di capacità di calcolo in Europa.

    L’espansione dell’intelligenza artificiale sta trasformando i data center in una delle infrastrutture strategiche più importanti dell’economia europea. Ma insieme alla capacità di calcolo crescono anche i consumi di elettricità e acqua, spingendo Bruxelles verso nuove regole sulla trasparenza ambientale.

    La Commissione europea ha proposto nuove disposizioni che prevedono, per i data center europei con una capacità di almeno 500 kW, obblighi di comunicazione relativi all’efficienza energetica e all’utilizzo delle risorse idriche. La misura arriva mentre l’Unione Europea cerca contemporaneamente di aumentare la propria capacità digitale e ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti e da altri mercati extraeuropei. (Reuters⁠)

    La crescita dell’AI cambia il fabbisogno energetico europeo

    Secondo i dati riportati da Reuters, i data center rappresentano già circa il 2,5% del consumo elettrico dell’Unione Europea. La capacità installata potrebbe passare da circa 12 GW nel 2025 a 28 GW entro il 2030, trainata in larga parte dalla crescente domanda legata all’intelligenza artificiale, al cloud computing e ai servizi digitali. (Reuters⁠)

    È un cambiamento che pone l’Europa davanti a un equilibrio complesso: sviluppare infrastrutture tecnologiche sufficientemente potenti per competere a livello globale senza trasformare la crescita dell’AI in un problema energetico e ambientale.

    Il tema non riguarda soltanto la quantità di elettricità utilizzata. I grandi data center richiedono infatti sistemi di raffreddamento che possono comportare consumi significativi di acqua, soprattutto nelle aree caratterizzate da temperature elevate o da stress idrico.

    Arriva un sistema europeo di classificazione

    La proposta prevede anche la creazione di un sistema europeo di labeling, destinato a rendere più facilmente confrontabile l’efficienza energetica e idrica dei diversi data center.

    Le strutture dovrebbero inoltre fornire informazioni sul rapporto tra i propri consumi e la disponibilità locale di acqua, oltre a indicare la possibilità di contribuire ai sistemi energetici territoriali, ad esempio attraverso il recupero e il riutilizzo del calore prodotto dai server. (Reuters⁠)

    Per il momento Bruxelles non propone un limite assoluto al consumo energetico dei data center. La maggiore trasparenza potrebbe però rappresentare il primo passo verso standard di efficienza più stringenti negli anni successivi.

    L’Europa vuole più AI, ma anche maggiore controllo

    La questione energetica si inserisce in una discussione europea molto più ampia sul futuro dell’intelligenza artificiale.

    Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente stimato che l’AI potrebbe aumentare la produttività europea di circa l’1% nell’arco di cinque anni, sottolineando però anche i rischi legati alla pressione sulle infrastrutture energetiche e alla dipendenza tecnologica dell’Europa da fornitori stranieri. (Reuters⁠)

    Parallelamente, l’Unione Europea ha progressivamente attivato il proprio quadro normativo sull’intelligenza artificiale. Dal 2 agosto 2026 sono diventati applicabili importanti obblighi dell’AI Act, compresi diversi requisiti di trasparenza per i sistemi di intelligenza artificiale. (AI Act Service Desk⁠)

    La strategia europea appare quindi articolata su due fronti: aumentare la capacità tecnologica del continente e, contemporaneamente, costruire un sistema regolatorio in grado di controllarne gli effetti economici, sociali e ambientali.

    Data center sempre più strategici

    La crescita dell’AI sta cambiando anche il valore strategico delle infrastrutture digitali.

    Fino a pochi anni fa i data center erano considerati principalmente strutture tecniche necessarie al funzionamento del cloud e dei servizi online. Oggi stanno diventando asset essenziali per l’autonomia tecnologica dei Paesi.

    Allenare e utilizzare modelli avanzati di intelligenza artificiale richiede infatti enormi quantità di capacità computazionale. La disponibilità di energia, connessioni ad alta velocità, semiconduttori e grandi infrastrutture di calcolo potrebbe diventare quindi uno dei principali fattori competitivi tra Stati Uniti, Europa, Cina e Medio Oriente.

    Per Bruxelles la sfida sarà evitare che la necessità di recuperare terreno nell’AI entri in conflitto con gli obiettivi ambientali dell’Unione.

    La nuova disciplina sui data center mostra come la competizione sull’intelligenza artificiale non riguardi più soltanto algoritmi e software. Energia, acqua e infrastrutture fisiche stanno rapidamente diventando parte integrante della nuova economia dell’AI.


  • AMD supera i 1.000 miliardi di dollari: l’AI spinge il colosso dei chip a un nuovo record

    AMD supera i 1.000 miliardi di dollari: l’AI spinge il colosso dei chip a un nuovo record

    Advanced Micro Devices ha superato per la prima volta la soglia dei 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, entrando nel ristretto gruppo dei produttori statunitensi di semiconduttori che hanno raggiunto questo traguardo.

    Il titolo AMD ha registrato un forte rialzo, sostenuto dall’interesse degli investitori per il settore dell’intelligenza artificiale e dalla crescente domanda di infrastrutture dedicate al calcolo avanzato. La società sta infatti ampliando la propria strategia oltre la vendita dei singoli processori, puntando sempre di più su sistemi completi per l’AI che combinano GPU, CPU, networking e altre componenti hardware.

    La crescita di AMD riflette il forte sviluppo del mercato dei data center e dei sistemi destinati all’intelligenza artificiale. Aziende tecnologiche, cloud provider e grandi gruppi industriali stanno aumentando gli investimenti in infrastrutture capaci di sostenere modelli AI sempre più complessi e applicazioni ad alta intensità di calcolo.

    Il settore dei semiconduttori continua così a essere uno dei principali beneficiari del boom dell’intelligenza artificiale. Oltre ad AMD, anche altri grandi produttori di chip stanno registrando una forte domanda legata all’espansione dei data center e all’aumento degli investimenti in capacità computazionale.

    AMD sta inoltre rafforzando la propria presenza nel mercato dei processori utilizzati per l’inferenza AI, un segmento destinato a diventare sempre più importante con la diffusione dell’intelligenza artificiale nelle imprese, nei servizi cloud e nelle applicazioni consumer.

    Il superamento dei 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione rappresenta quindi un passaggio simbolico e strategico per AMD. Il gruppo consolida la propria posizione tra i protagonisti globali dei semiconduttori e conferma quanto il mercato finanziario continui a premiare le società maggiormente esposte alla crescita dell’intelligenza artificiale.

  • Prezzo Benzina e diesel sopra i 2 euro: prorogato il tagli delle accise sul gasolio fino al 26 agosto.

    Prezzo Benzina e diesel sopra i 2 euro: prorogato il tagli delle accise sul gasolio fino al 26 agosto.

    Prezzo benzina e diesel oggi: carburanti ancora sopra i 2 euro

    Il prezzo di benzina diesel resta uno dei temi più seguiti dagli automobilisti italiani in questi giorni di fine agosto. In diversi impianti i carburanti continuano infatti a mantenersi su livelli elevati, con benzina e gasolio che in diversi impianti superano la soglia dei 2 euro al litro.

    La situazione pesa soprattutto sugli italiani impegnati nei rientri dalle vacanze estive, quando il traffico sulle principali autostrade aumenta e il costo di un pieno può incidere sensibilmente sulle spese di viaggio.

    Accise diesel: proroga fino al 26 agosto

    Una delle principali novità riguarda il gasolio. Il Governo ha prorogato fino al 26 agosto 2026 la misura temporanea sulle accise destinata a contenere il prezzo del diesel.

    L’intervento punta a limitare almeno in parte l’impatto dell’aumento dei carburanti sui consumatori e sulle attività economiche maggiormente dipendenti dal trasporto su strada.

    È importante precisare che la misura riguarda il gasolio e non rappresenta un taglio equivalente delle accise sulla benzina.

    Quanto costano benzina e diesel

    I prezzi possono cambiare significativamente tra distributori, modalità self-service e servito e soprattutto tra rete ordinaria e autostrade.

    Per questo motivo gli automobilisti possono trovare differenze anche rilevanti nello stesso territorio. Prima di un viaggio lungo può quindi essere conveniente confrontare i prezzi dei distributori presenti lungo il percorso.

    Perché il prezzo dei carburanti resta alto

    Il prezzo finale pagato alla pompa dipende da diversi fattori: quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi, andamento del petrolio, cambio euro-dollaro, costi di distribuzione e componente fiscale.

    Di conseguenza, una riduzione temporanea delle accise può attenuare gli aumenti ma non garantisce necessariamente un calo permanente del prezzo di benzina e diesel.

    Cosa succede dopo il 26 agosto

    L’attenzione è ora concentrata sulla scadenza del 26 agosto 2026. In assenza di ulteriori interventi, la misura temporanea sul gasolio arriverà a termine.

    Le prossime decisioni saranno quindi importanti per capire quale potrà essere l’impatto sui prezzi alla pompa nelle ultime settimane dell’estate.

    Quanto pesa un pieno sul budget delle famiglie


    L’aumento dei carburanti ha un impatto immediato sulle spese quotidiane, soprattutto per chi usa l’auto ogni giorno per lavoro o per gli spostamenti familiari. Un pieno più costoso può incidere in modo significativo sul bilancio mensile, in particolare per pendolari, artigiani, autotrasportatori e piccole imprese. Nelle settimane di rientro dalle ferie, quando cresce il traffico sulle principali tratte italiane, l’attenzione al prezzo di benzina e diesel diventa ancora più alta. Anche pochi centesimi al litro possono fare differenza sul costo finale di un pieno.

    Cosa osservare nei prossimi giorni


    Nei prossimi giorni l’attenzione resterà concentrata sull’andamento delle quotazioni internazionali del petrolio, sul cambio euro-dollaro e sulle eventuali decisioni del Governo in materia fiscale. Se non dovessero arrivare nuove misure, il mercato potrebbe continuare a mostrare prezzi sostenuti sia per la benzina sia per il diesel. Per gli automobilisti italiani sarà quindi utile monitorare con frequenza i listini dei distributori, confrontare i prezzi tra impianti diversi e valutare se fare rifornimento in aree meno costose rispetto alla rete autostradale.

    Conclusione


    Il prezzo di benzina e diesel resta quindi un tema centrale per milioni di italiani. La proroga del taglio delle accise sul gasolio fino al 26 agosto rappresenta un intervento temporaneo, ma non risolve da sola il problema del caro carburanti. Nelle prossime settimane sarà decisivo capire se i prezzi alla pompa inizieranno a scendere oppure se resteranno sopra i 2 euro in molte aree del Paese.

    Newsroom One continuerà a seguire gli aggiornamenti sul prezzo benzina diesel, sulle accise e sulle decisioni che possono incidere sul costo dei carburanti in Italia.