Tag: AI

  • La corsa all’AI fa paura ai mercati: crescono i dubbi su costi, debiti e valutazioni record

    La corsa all’AI fa paura ai mercati: crescono i dubbi su costi, debiti e valutazioni record

    L’intelligenza artificiale continua a essere il tema dominante dei mercati globali, ma l’entusiasmo degli ultimi anni sta lasciando spazio a una domanda sempre più pressante: quanto è sostenibile economicamente questa corsa?

    Oggi gli investitori stanno guardando con maggiore attenzione ai costi necessari per costruire data center, acquistare chip avanzati e finanziare infrastrutture capaci di sostenere la crescita dell’AI. Secondo Morgan Stanley, il settore potrebbe aver bisogno di circa 1.500 miliardi di dollari di finanziamenti esterni entro il 2028, una cifra che sta aumentando la pressione su aziende e mercati del credito. 

    Le preoccupazioni sono aumentate dopo alcuni segnali arrivati negli ultimi giorni. Firmus Technologies, società australiana attiva nei data center e sostenuta da Nvidia e Blackstone, ha ritirato il proprio progetto di IPO dopo aver puntato a una valutazione di circa 31 miliardi di dollari. La decisione è stata letta dagli investitori come un segnale di crescente prudenza nei confronti delle valutazioni legate all’AI. 

    Anche negli Stati Uniti il tema resta centrale. Il mercato azionario americano si avvicina al quarto anniversario dell’attuale fase rialzista, sostenuta in larga parte proprio dagli investimenti in intelligenza artificiale. Dall’ottobre 2022 l’S&P 500 è salito di circa il 117%, ma la concentrazione del mercato è aumentata: le dieci maggiori società dell’indice rappresentano ormai circa il 40% del totale. 

    Il rischio principale non è necessariamente un crollo imminente, ma la possibilità che gli investimenti crescano più velocemente dei ricavi reali generati dall’AI. Le aziende stanno spendendo miliardi per chip, energia, server e data center, mentre i mercati iniziano a chiedere maggiore trasparenza sui ritorni economici di queste infrastrutture. 

    La prudenza sta aumentando anche in Asia. La Cina ha pubblicato oggi nuove linee guida per evitare investimenti speculativi eccessivi nei settori tecnologici emergenti, chiedendo maggiore controllo sui rischi legati all’intelligenza artificiale e mettendo in guardia contro una crescita troppo rapida e disordinata. 

    L’AI resta quindi uno dei motori principali dell’economia digitale globale, ma il dibattito sta cambiando. Dopo anni dominati dalla paura di “restare fuori” dal boom tecnologico, gli investitori iniziano a concentrarsi sempre di più su profitti, debito, sostenibilità finanziaria e capacità delle aziende di trasformare gli investimenti in risultati concreti.

  • AI e data center, l’Europa prepara nuove regole su energia e consumo d’acqua

    AI e data center, l’Europa prepara nuove regole su energia e consumo d’acqua

    Bruxelles punta a rendere più trasparente l’impatto ambientale delle infrastrutture digitali mentre la corsa all’intelligenza artificiale accelera la domanda di capacità di calcolo in Europa.

    L’espansione dell’intelligenza artificiale sta trasformando i data center in una delle infrastrutture strategiche più importanti dell’economia europea. Ma insieme alla capacità di calcolo crescono anche i consumi di elettricità e acqua, spingendo Bruxelles verso nuove regole sulla trasparenza ambientale.

    La Commissione europea ha proposto nuove disposizioni che prevedono, per i data center europei con una capacità di almeno 500 kW, obblighi di comunicazione relativi all’efficienza energetica e all’utilizzo delle risorse idriche. La misura arriva mentre l’Unione Europea cerca contemporaneamente di aumentare la propria capacità digitale e ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti e da altri mercati extraeuropei. (Reuters⁠)

    La crescita dell’AI cambia il fabbisogno energetico europeo

    Secondo i dati riportati da Reuters, i data center rappresentano già circa il 2,5% del consumo elettrico dell’Unione Europea. La capacità installata potrebbe passare da circa 12 GW nel 2025 a 28 GW entro il 2030, trainata in larga parte dalla crescente domanda legata all’intelligenza artificiale, al cloud computing e ai servizi digitali. (Reuters⁠)

    È un cambiamento che pone l’Europa davanti a un equilibrio complesso: sviluppare infrastrutture tecnologiche sufficientemente potenti per competere a livello globale senza trasformare la crescita dell’AI in un problema energetico e ambientale.

    Il tema non riguarda soltanto la quantità di elettricità utilizzata. I grandi data center richiedono infatti sistemi di raffreddamento che possono comportare consumi significativi di acqua, soprattutto nelle aree caratterizzate da temperature elevate o da stress idrico.

    Arriva un sistema europeo di classificazione

    La proposta prevede anche la creazione di un sistema europeo di labeling, destinato a rendere più facilmente confrontabile l’efficienza energetica e idrica dei diversi data center.

    Le strutture dovrebbero inoltre fornire informazioni sul rapporto tra i propri consumi e la disponibilità locale di acqua, oltre a indicare la possibilità di contribuire ai sistemi energetici territoriali, ad esempio attraverso il recupero e il riutilizzo del calore prodotto dai server. (Reuters⁠)

    Per il momento Bruxelles non propone un limite assoluto al consumo energetico dei data center. La maggiore trasparenza potrebbe però rappresentare il primo passo verso standard di efficienza più stringenti negli anni successivi.

    L’Europa vuole più AI, ma anche maggiore controllo

    La questione energetica si inserisce in una discussione europea molto più ampia sul futuro dell’intelligenza artificiale.

    Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente stimato che l’AI potrebbe aumentare la produttività europea di circa l’1% nell’arco di cinque anni, sottolineando però anche i rischi legati alla pressione sulle infrastrutture energetiche e alla dipendenza tecnologica dell’Europa da fornitori stranieri. (Reuters⁠)

    Parallelamente, l’Unione Europea ha progressivamente attivato il proprio quadro normativo sull’intelligenza artificiale. Dal 2 agosto 2026 sono diventati applicabili importanti obblighi dell’AI Act, compresi diversi requisiti di trasparenza per i sistemi di intelligenza artificiale. (AI Act Service Desk⁠)

    La strategia europea appare quindi articolata su due fronti: aumentare la capacità tecnologica del continente e, contemporaneamente, costruire un sistema regolatorio in grado di controllarne gli effetti economici, sociali e ambientali.

    Data center sempre più strategici

    La crescita dell’AI sta cambiando anche il valore strategico delle infrastrutture digitali.

    Fino a pochi anni fa i data center erano considerati principalmente strutture tecniche necessarie al funzionamento del cloud e dei servizi online. Oggi stanno diventando asset essenziali per l’autonomia tecnologica dei Paesi.

    Allenare e utilizzare modelli avanzati di intelligenza artificiale richiede infatti enormi quantità di capacità computazionale. La disponibilità di energia, connessioni ad alta velocità, semiconduttori e grandi infrastrutture di calcolo potrebbe diventare quindi uno dei principali fattori competitivi tra Stati Uniti, Europa, Cina e Medio Oriente.

    Per Bruxelles la sfida sarà evitare che la necessità di recuperare terreno nell’AI entri in conflitto con gli obiettivi ambientali dell’Unione.

    La nuova disciplina sui data center mostra come la competizione sull’intelligenza artificiale non riguardi più soltanto algoritmi e software. Energia, acqua e infrastrutture fisiche stanno rapidamente diventando parte integrante della nuova economia dell’AI.